Benvenuto nel Sito Blog dell’Associazione Onlus Alzaia

L’Associazione “Alzàia Onlus” nasce nel 2007 ad opera di alcune professioniste volontarie già impegnate dal 2002 all’interno di un Centro di Ascolto e di Accoglienza per donne vittime di violenza con sede operativa in Via Lazio, 45, presso l’A.S.L. TA Distretto N. 4.

L’Associazione Alzàia, organizzazione non lucrativa di utilità sociale, così com’è previsto nello Statuto, si ispira nella sua azione “alla solidarietà sociale, alla giustizia, alla legalità e al rispetto delle diversità di razza, religione, identità sessuale in una società multirazziale e multiculturale. L’Associazione si pone come obiettivo principale l’affermazione della centralità della persona, dei suoi diritti e della loro concreta attuazione. In modo particolare si occupa di ogni violazione dei diritti della persona che determina situazioni di sofferenza. La sua azione è rivolta prevalentemente a favore dei più deboli, senza distinzione di età, sesso, razza, religione, idee, in un cammino di riscatto e di dignità sociale. In particolare, la stessa opera ponendo al centro la donna e il minore che hanno subito violenza o maltrattamenti ai quali va restituita dignità, rispetto e fiducia in loro stessi, esaltando le loro capacità di scelta senza sostituirsi a loro”.

Nel gennaio 2008 l’Associazione Alzàia ha elaborato il progetto “Sostegno Donna” che è nato dalla presa di coscienza dell’aumento dei fenomeni di violenza contro i soggetti più deboli della società, in particolare, donne e minori.

Attraverso tale progetto, la stessa ha realizzato e attivato il Centro Antiviolenza “Sostegno Donna” con sede operativa in Via Lazio, 45 c/o A.S.L. TA Distretto 4, offrendo gratuitamente alle donne e ai minori che subiscono abuso, maltrattamento e violenza, consulenza e supporto.

La suddetta Associazione, facente parte dell’Associazione di Associazioni di Donne dei Centri Antiviolenza e Case Rifugio della Regione Puglia “Donne di Puglia”, crea e incrementa una fitta rete di relazioni con i servizi pubblici e del terzo settore, con le strutture socio-sanitarie presenti sul territorio a livello locale, regionale e nazionale.

La stessa, in qualità di aderente della Consulta provinciale minori di Taranto, ha collaborato nell’a.s. 2008/2009 al progetto “La città dei bambini”; progetto che ha visto coinvolti la Provincia di Taranto, i diversi comuni della stessa, gli Istituti scolastici e altre associazioni non profit.

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Basta violenze sulle donne

 

Aumentano le denunce per violenza sessuale e la maggior parte delle aggressioni avviene da parte del partner. Tania Rocha, scrittrice brasiliana esperta in tematiche femminili, ci spiega perché questo fenomeno è destinato a crescere

di Marcella Gaudina

La violenza sulle donne rimane una delle più gravi e diffuse violazioni dei diritti umani dei nostri tempi compiuta indistintamente in tutti i paesi del mondo, Italia compresa. Solo negli ultimi dodici mesi un milione e 150 mila italiane hanno subito violenze. Sei milioni e 743 mila, le donne tra i 16 e i 70 anni che sono state vittima di almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Queste le cifre emerse dall’ultimo rapporto del Viminalesull’andamento della criminalità nel Bel Paese negli ultimi 40 anni. Più in particolare, nell’ambito delle violenze sessuali, 482 mila donne sono state vittime di stupro e 703 mila di tentato stupro nel corso della loro vita. Complessivamente, circa un milione di donne ha quindi subito stupri o tentati stupri. Spingere, strattonare, afferrare, storcere un braccio o tirare i capelli sono i comportamenti subiti dalla maggioranza delle vittime di violenza fisica. Tra le violenze sessuali, invece, sono le molestie fisiche sessuali a rappresentare la forma decisamente più frequente, seguite dai rapporti sessuali non desiderati, dai tentati stupri, dagli stupri e dai rapporti sessuali vissuti dalla donna come degradanti ed umilianti.

Dati sconcertanti che devono far riflettere soprattutto perché nella maggior parte dei casi le violenze fisiche sono commesse tra le mura domestiche proprio dal partner, responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica e delle forme più gravi di violenza sessuale. E non è tutto. Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale e fisica prima dei 16 anni in famiglia. Per capire meglio questo fenomeno abbiamo intervistato Tania Rocha, scrittrice brasiliana che da anni si occupa di questioni femminili.

La violenza sulle donne è un fenomeno spesso ignorato. Perché?
I dati pubblicati a febbraio dall’Istat non lasciano dubbi. La violenza sulle donne è ugualmente distribuita tra paesi di Primo mondo, Secondo e Terzo, e così via. Io posso sembrare molto dura nelle mie affermazioni, ma dagli studi che conduco dal ’93 sulla condizioni delle donne nel mondo ho potuto constatre che per la donna non esiste un paese dove possa sentirsi sicura. L’unica differenza è che la donna che vive nei paesi industrializzati si sente più protetta. La verità è però un’altra: che non c’è un paese dove la donna sia tutelata al 100 per cento e protetta al 100 per cento. La cosa più tremenda è che la violenza non sta dimunuendo, come si potrebbe pensare viste le migliori condizioni econimiche e culturali a cui possono accere sempre più persone, ma sta drasticamente crescendo.

La violenza è dunque un fenomeno democratico?
Sì, colpisce sia ricchi che poveri. Certo che è meno frequente se l’uomo è ricco e di cultura elevata. L’ignoranza sommata alla povertà è mix molto esplosivo. Nelle favelas, ad esempio, i casi di violenza sulle donne sono all’ordine del giorno e sono sempre violentissimi. Qui la vita delle donne non vale niente.

Come spiega questo incremento di violenza nel Terzo Millennio?
È proprio adesso che le donne si stanno liberando. Le prime donne a uscire di casa per andare a lavorare sono state quelle della seconda guerra mondiale. Il motivo era che gli uomini erano in guerra. Poi è toccato alle donne del periodo della ricostruzione post bellica. Noi adesso viviamo la terza genrazione di donne che lavorano fuori casa. La sociologia ci dice poi che un’abitudine non si cambia prima dei 50 anni. Le nitpotine delle donne che per prime andarono a lavorare si stanno affermando ora. E sono proprio gli uomini di questa terza generazione che sentono nel quotidiano che le donne vogliono essere rispettate. E la violenza nei loro confronti nasce proprio da qui, dal fatto che gli uomini del Terzo Millennio non riescono a convivere con queste donne. Ne hanno paura e non sanno gestire la loro emotività. E proprio da questa paura si spiega anche un nuovo fenomeno: quello che vede sempre più ragazzi che vanno a prendere moglie in paesi come l’America Latina. Motivo: le donne occidentali non si fanno più sottomettere.

Cosa deve fare una donna per evitare le violenze?
Nel mio libro Cenerentola si ribella ho individuato 10 regole tra queste la più importante per affrontare e combattere questo problema è che ogni donna creda in se stessa. Questa è la regola base per fare qualsiasi cosa, anche lasciare un marito o un fidanzato che ci maltratta. Anche la solidarietà femminile può fare molto, ma noi donne non siamo ancora in grado di vedere le altre donne come amiche.

Spesso le donne che subiscono violenza tra le mura domestiche giustificano il marito o il compagno, perché?
Perché molte donne continuano a pensare che loro sono colpevoli. Le donne maltrattate ragionano così. Sono donne che non sono state rispettate neanche nella loro famiglia d’origine. Ecco perché è importante credere in se stesse.

Crede che un maggior numero di donne in politica possa aiutare?
Ne sono sicura. Credo che la nostra via d’uscita sia proprio la politica. La decima regola è infatti potere del voto. Noi donne siamo la maggioranza (il 53% della popolazione) ma rispetto alla distribuzione del potere abbiamo solo l’8%. E come organizzata oggi la politica non abbiamo molte chance di ricoprire ruoli di potere. Il modello è molto maschile. L’unica soluzione è che la donna debba essere rappresentata a tutti i livelli del potere, dalla provincia alla Presidenza del Consiglio

Sperare che le donne non subiscano più violenze o discriminazioni è pura illusione?
Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite entro 500 anni avremo la parità. Gli uomini non la faranno franca per sempre anche se dovremmo aspettare 500 anni.

 

 

 

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